Il Governo Berlusconi è, innegabilmente, il Governo più reazionario dai tempi di Tambroni.
La riprova si è avuta proprio oggi, lunedì 8 novembre 2010, a Brescia. Come purtroppo pochi sapranno (si sa, di certe cose è bene non parlarne) da giorni a Brescia sei immigrati vivono su una gru per protestare contro una sanatoria truffa. In cosa consiste questa truffa? Molto semplice. Citiamo testualmente da un articolo trovato sul sito internet del “Corriere della Sera” (citando il più grande giornale borghese si eviteranno commenti che sottintendono una nostra falsificazione dei fatti): “Gli immigrati si sono sobbarcati un complesso iter burocratico, scaricato quasi per intero sulle loro spalle, ivi comprese umilianti code in questura e alla posta, per non parlare dei costi insostenibili per chi spesso non arriva a mettere insieme 500 euro al mese. Poi, quando si è trattato di incassare l'ultimo passaggio burocratico, il datore di lavoro si è sfilato, rifiutandosi di apporre la propria firma alla richiesta di permesso di soggiorno, perché in difficoltà economiche o perché, più semplicemente, gli conveniva fare così.”.
Una protesta più che giusta. Assieme alla protesta degli immigrati si è venuto a formare, altrettanto giustamente, un presidio a sostegno della lotta. A questo presidio ha partecipato, tra gli altri, Alberto Gobbi, presidente dell’associazione Diritti per Tutti. Egli, assieme ad altri, è stato partecipe dell’ennesimo, violento, reazionario atto del Governo borghese italiano. Alle ore 6 di stamani la Polizia e Carabinieri, appendici dello Stato borghese, sono intervenuti per sgomberare il presidio. Ovviamente hanno trovato la resistenza dei ragazzi dei centri sociali. Dopo i soliti insulti, spintoni e pugni ben cinquanta persone sono state portare in Questura (tre persone, invece, sono state fermate per resistenza). Tra questi anche il sopracitato Gobbi. Non basta: le forze dell’ordine hanno anche blindato Piazza Cesare Battisti e Piazza Loggia per non far transitare nessuno. Azioni, queste, che ci portano indietro nel tempo e ben fanno notare l’involuzione fascista della borghesia italiana. Proprio come anni fa la grande borghesia, non riuscendo a fronteggiare la crisi e le proteste, si sta affidando a metodi sempre più repressivi.
Ora la paura più grande dei sei immigrati sulla gru è quella di restar tagliati fuori, senza cibo né acqua (garantiti proprio dal presidio sostenitore della protesta).
Da notare poi il comunicato della Questura a giustificazione del vile atto. Citiamo testualmente: “L’operazione è finalizzata alla messa in sicurezza del cantiere della metropolitana di Piazzale Cesare Battisti. In particolare, lo scopo è garantire le condizioni di sicurezza degli stessi manifestanti, liberando da eventuali curiosi o assembramenti di persone il piazzale sottostante la gru, in modo che nessuno possa accedere al cantiere se non autorizzato e mettere in pericolo la sicurezza propria o altrui. A tutela degli stessi 6 manifestanti posizionati sulla gru, contestualmente, è stato espressamente chiarito loro che l’operazione non era in alcun modo finalizzata a farli scendere con l’uso della forza, bensì a garantire che altri non accedano alla struttura recando pregiudizio alla propria e loro incolumità”.
Garantire l’incolumità, certo. O forse impedire la fuoriuscita di notizie non gradite? Piegare i manifestanti senza spargimenti di sangue? Dopotutto senza sostegno né, probabilmente, viveri per quanto resisteranno ancora i sei?
La verità è che quella fatta oggi dalle forze dell’ordine è una azione reazionaria e fascista ingiustificabile!
Il sindacato (CGIL) poi, nel momento in cui bisogna sostenere senza riserve la lotta senza compromessi, cerca di aprire trattative. La Camusso sta cercando di contattare il Ministro Maroni.
La nostra parola d’ordine, invece, deve essere pieno sostegno ai manifestanti, incoraggiamento della lotta ed estensione di essa in tutti i luoghi, ovunque vi siano i presupposti per farlo. Dobbiamo batterci per far sì che ciò avvenga. Dobbiamo anche protestare contro le azioni repressive della Polizia e dei Carabinieri e informare la popolazione di fatti altrimenti taciuti.
Questo il nostro grande dovere.
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lunedì 8 novembre 2010
venerdì 5 novembre 2010
Novantatreesimo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre
La notte del 6 Novembre 1917 iniziò quel grande processo che portò, il giorno successivo, al compimento della Rivoluzione d’Ottobre (in Russia, data l’adozione del calendario giuliano, era Ottobre e non Novembre) e alla nascita della Russia sovietica e bolscevica.
Il 7 Novembre 2010 sarà quindi il novantatreesimo anniversario dell’Ottobre, è doveroso per ogni vero comunista ricordare e festeggiare questa gloriosa giornata.
Bisogna farlo nonostante le accuse e le menzogne che di sicuro arriveranno dalla borghesia italiana e mondiale. Dovremo sempre più ribadire le nostre ragioni e la verità storica. Tre anni fa, in occasione del novantesimo dell’Ottobre, la versione dominante nella borghesia era che la Rivoluzione guidata da Lenin era in realtà una controrivoluzione. Perché? Ovviamente perché vi era già stata la rivoluzione menscevica. Una vecchia bugia rispolverata dai reazionari!
La rivoluzione menscevica, o Rivoluzione di Febbraio, portò all’abdicazione dello zar Nicola II e alla caduta dello zarismo e dell’autocrazia. Era, in definitiva, una rivoluzione borghese, come borghesi erano i menscevichi e tutti i loro sostenitori, di ieri come di oggi.
Senza entrare in vari dettagli, il Governo provvisorio guidato da Kerenskij si dimostrò ben presto reazionario. Tra i vari atti di Kerenskij vanno ricordati:
1) la repressione delle azioni contadine
2) la soppressione della propaganda bolscevica
3) la decisione di continuare la guerra contro Germania e Austria-Ungheria
4) il tentativo di riportare “disciplina” nell’esercito e di riportare all’obbedienza i soldati tramite, anche, la reintroduzione della pena di morte al fronte.
Questi fatti, i più eclatanti se vogliamo, alienarono al Governo provvisorio le simpatie del proletariato organizzato che fino a poco prima lo avevano sostenuto. Queste decisioni portarono anche a un altro grave fatto: il tentato colpo di Stato di Kornilov.
Il Generale Kornilov, nominato da Kerenskij comandante in capo dell’esercito, consegnò, praticamente senza combattere, la città di Riga alle truppe tedesche. La capitale Pietrogrado era quindi sotto seria minaccia. Inoltre Kornilov ordinò a un reggimento di cavalleria di marciare sulla città, a coronamento del suo atto controrivoluzionario. La capitale venne difesa magistralmente dai bolscevichi e dalla loro Guardia Rossa. I sospetti di un coinvolgimento di Kerenskij nel tentato golpe aumentarono. Mentre il Governo e Kerenskij perdevano sempre più punti agli occhi della popolazione cresceva l’influenza dei bolscevichi e di Lenin. Proprio in questa ottica va vista la Rivoluzione d’Ottobre. Non atto controrivoluzionario, ma proseguimento dei sentimenti rivoluzionari degli operai, dei contadini e dei soldati. Perché, piaccia o no, i bolscevichi erano completamente appoggiati dalla popolazione di Pietrogrado prima e di tutta la Russia poi.
Altra tipica menzogna della borghesia è riferita al cosiddetto “terrore rosso”. Secondo la borghesia le vittime del terrore e della Ceka furono centinaia, se non migliaia. Ma la cosa più divertente è che i borghesi spiegano la nascita della Ceka come se una mattina Lenin e i bolscevichi si fossero svegliati e avessero deciso di fucilare i cittadini, così, per divertimento. E con questa affermazione si evince tutta l’idiozia e la mistificazione della borghesia reazionaria italiana e mondiale. Perché, è vero, la Ceka venne istituita e, inevitabilmente, portò qualche vittima, ma il motivo per cui venne istituita è molto grave e fa comodo agli imperialisti non ricordarlo.
La Ceka venne istituita dopo lo scoppio della guerra civile e l’invasione della Russia da parte di ben quattordici eserciti stranieri, appartenenti alle più grandi nazioni imperialiste. In situazioni simili a queste la più rigida disciplina è inevitabile e qualsiasi potenza, inevitabilmente, aumenterebbe i controlli o istituirebbe una forma di polizia segreta. Certo, qualche sopruso da parte di persone indegne e per nulla marxiste c’è stato. E pronta è arrivata la risposta di Lenin e del Governo sovietico, come testimoniano diverse lettere. Cosa che, invece, non accade nelle potenze borghesi in situazioni simili. Da ridimensionare inevitabilmente, poi, il numero delle vittime che, secondo la reazione, ammontano a diverse migliaia. Certo, proprio come dice il buon Solženicyn nel suo attacco a Lenin e all’Ottobre. Tesi più volte smentita da diversi autorevoli storici, in primis Edward H. Carr. Magistrale è la sua esposizione dei fatti accaduti durante la guerra civile e degli atti compiuti dalla Ceka nei primi capitolo del noto libro “La Rivoluzione bolscevica”.
Proprio da qui dobbiamo partire per ricordare l’Ottobre. Dalla verità storica, dalla costante, incessante ricerca della verità, contro le falsità borghesi che, ad oggi, si sentono anche da alcuni illustri “comunisti”. Il nostro compito, da marxisti e da rivoluzionari, è di ricordare la vera Rivoluzione russa e di informare il popolo sulla verità, eliminare quel velo di nebbia che copre gli occhi alle masse e che tanto fa comodo ai potenti.
Viva la Rivoluzione bolscevica, viva il comunismo!
Per meglio comprendere il lungo processo che portò alla Rivoluzione d’Ottobre si consiglia la lettura dei seguenti libri:
- “La Rivoluzione bolscevica” di Edward H. Carr
- “Dieci giorni che sconvolsero il mondo” di John Reed
Il 7 Novembre 2010 sarà quindi il novantatreesimo anniversario dell’Ottobre, è doveroso per ogni vero comunista ricordare e festeggiare questa gloriosa giornata.
Bisogna farlo nonostante le accuse e le menzogne che di sicuro arriveranno dalla borghesia italiana e mondiale. Dovremo sempre più ribadire le nostre ragioni e la verità storica. Tre anni fa, in occasione del novantesimo dell’Ottobre, la versione dominante nella borghesia era che la Rivoluzione guidata da Lenin era in realtà una controrivoluzione. Perché? Ovviamente perché vi era già stata la rivoluzione menscevica. Una vecchia bugia rispolverata dai reazionari!
La rivoluzione menscevica, o Rivoluzione di Febbraio, portò all’abdicazione dello zar Nicola II e alla caduta dello zarismo e dell’autocrazia. Era, in definitiva, una rivoluzione borghese, come borghesi erano i menscevichi e tutti i loro sostenitori, di ieri come di oggi.
Senza entrare in vari dettagli, il Governo provvisorio guidato da Kerenskij si dimostrò ben presto reazionario. Tra i vari atti di Kerenskij vanno ricordati:
1) la repressione delle azioni contadine
2) la soppressione della propaganda bolscevica
3) la decisione di continuare la guerra contro Germania e Austria-Ungheria
4) il tentativo di riportare “disciplina” nell’esercito e di riportare all’obbedienza i soldati tramite, anche, la reintroduzione della pena di morte al fronte.
Questi fatti, i più eclatanti se vogliamo, alienarono al Governo provvisorio le simpatie del proletariato organizzato che fino a poco prima lo avevano sostenuto. Queste decisioni portarono anche a un altro grave fatto: il tentato colpo di Stato di Kornilov.
Il Generale Kornilov, nominato da Kerenskij comandante in capo dell’esercito, consegnò, praticamente senza combattere, la città di Riga alle truppe tedesche. La capitale Pietrogrado era quindi sotto seria minaccia. Inoltre Kornilov ordinò a un reggimento di cavalleria di marciare sulla città, a coronamento del suo atto controrivoluzionario. La capitale venne difesa magistralmente dai bolscevichi e dalla loro Guardia Rossa. I sospetti di un coinvolgimento di Kerenskij nel tentato golpe aumentarono. Mentre il Governo e Kerenskij perdevano sempre più punti agli occhi della popolazione cresceva l’influenza dei bolscevichi e di Lenin. Proprio in questa ottica va vista la Rivoluzione d’Ottobre. Non atto controrivoluzionario, ma proseguimento dei sentimenti rivoluzionari degli operai, dei contadini e dei soldati. Perché, piaccia o no, i bolscevichi erano completamente appoggiati dalla popolazione di Pietrogrado prima e di tutta la Russia poi.
Altra tipica menzogna della borghesia è riferita al cosiddetto “terrore rosso”. Secondo la borghesia le vittime del terrore e della Ceka furono centinaia, se non migliaia. Ma la cosa più divertente è che i borghesi spiegano la nascita della Ceka come se una mattina Lenin e i bolscevichi si fossero svegliati e avessero deciso di fucilare i cittadini, così, per divertimento. E con questa affermazione si evince tutta l’idiozia e la mistificazione della borghesia reazionaria italiana e mondiale. Perché, è vero, la Ceka venne istituita e, inevitabilmente, portò qualche vittima, ma il motivo per cui venne istituita è molto grave e fa comodo agli imperialisti non ricordarlo.
La Ceka venne istituita dopo lo scoppio della guerra civile e l’invasione della Russia da parte di ben quattordici eserciti stranieri, appartenenti alle più grandi nazioni imperialiste. In situazioni simili a queste la più rigida disciplina è inevitabile e qualsiasi potenza, inevitabilmente, aumenterebbe i controlli o istituirebbe una forma di polizia segreta. Certo, qualche sopruso da parte di persone indegne e per nulla marxiste c’è stato. E pronta è arrivata la risposta di Lenin e del Governo sovietico, come testimoniano diverse lettere. Cosa che, invece, non accade nelle potenze borghesi in situazioni simili. Da ridimensionare inevitabilmente, poi, il numero delle vittime che, secondo la reazione, ammontano a diverse migliaia. Certo, proprio come dice il buon Solženicyn nel suo attacco a Lenin e all’Ottobre. Tesi più volte smentita da diversi autorevoli storici, in primis Edward H. Carr. Magistrale è la sua esposizione dei fatti accaduti durante la guerra civile e degli atti compiuti dalla Ceka nei primi capitolo del noto libro “La Rivoluzione bolscevica”.
Proprio da qui dobbiamo partire per ricordare l’Ottobre. Dalla verità storica, dalla costante, incessante ricerca della verità, contro le falsità borghesi che, ad oggi, si sentono anche da alcuni illustri “comunisti”. Il nostro compito, da marxisti e da rivoluzionari, è di ricordare la vera Rivoluzione russa e di informare il popolo sulla verità, eliminare quel velo di nebbia che copre gli occhi alle masse e che tanto fa comodo ai potenti.
Viva la Rivoluzione bolscevica, viva il comunismo!
Per meglio comprendere il lungo processo che portò alla Rivoluzione d’Ottobre si consiglia la lettura dei seguenti libri:
- “La Rivoluzione bolscevica” di Edward H. Carr
- “Dieci giorni che sconvolsero il mondo” di John Reed
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mercoledì 14 luglio 2010
SUL CARATTERE DELLA NUOVA BORGHESIA E SULLA NECESSITÁ DI UNA NUOVA UNITÁ PROLETARIA
Perdonatemi, è da un bel po' che non scrivo. Ad ogni modo torno a deliziarvi con un post che, spero, verrà pubblicato, in forma leggermente ampliata, come lettera sul giornale locale della mia zona. Buona lettura.
SUL CARATTERE DELLA NUOVA BORGHESIA E SULLA NECESSITÁ DI UNA NUOVA UNITÁ PROLETARIA
Verrebbe da chiedersi se, come accadde molti anni fa, la borghesia italiana, per sopravvivere alla crisi da essa stessa generata, si stia affidando a un nuovo autoritarismo fascisteggiante.
Verrebbe altresì da chiedersi quali Partiti si accorgono di ciò e tentano di reagire, ritrovando il contatto col proletariato, che troppo spesso difendono a parole ma non coi fatti, e lavorando per una nuova unità dei lavoratori.
Andiamo con ordine, esponiamo i fatti e, senza utilizzare retorica metafisica e filosofia spicciola, tanto cara ad alcuni “difensori” dei lavoratori, atteniamoci ad essi per una buona critica del sistema in cui ci troviamo, magari facendoci aiutare dalla Storia, poiché molte cose si possono meglio comprendere col suo ausilio. D’altronde, si sa, la borghesia, per mantenere il suo potere e la sua supremazia sul proletariato, si affidano a vecchie formule, anche se rivestite di una nuova “vernice”.
Giovedì otto luglio 2010 la polizia ha caricato e manganellato i lavoratori della Mangiarotti Nuclear di Milano.
A pochi passi dalla Prefettura il corteo è stato caricato dai poliziotti in tenuta antisommossa e cinque lavoratori sono rimasti feriti (uno, addirittura, è stato portato via in ambulanza).
Fonti della Questura giustificano il fatto come “azione di contenimento” (!), i manifestanti non si sarebbero fermati al punto prestabilito.
Secondo Rosario Schiettini, delegato FIOM nell'azienda “il percorso del corteo era stato autorizzato , ma all'imbocco di corso Monforte uno schieramento di forze dell'ordine ci ha impedito di arrivare fino al portone della prefettura. Sono partite le cariche e cinque operai sono stati colpiti dalle manganellate: uno di loro è stato portato via in ambulanza".
Oltre ai lavoratori della Mangiarotti hanno partecipato al corteo anche una delegazione dei lavoratori della Maflow di Trezzano sul Naviglio e alcuni esponenti dei centri sociali.
Ricordiamo che gli operai della Mangiarotti sono in presidio permanente dal dicembre scorso: vogliono solo tornare a lavorare. Hanno fatto causa all'impresa che li aveva messi ingiustamente in cassa integrazione straordinaria e l'hanno vinta, ma il lavoro non è tornato. Gli ultimi pezzi in produzione pare stiano per essere prelevati e portati in Friuli o direttamente in Francia, dal committente.
Non basta.
Il quattordici luglio si legge sui giornali che un lavoratore, delegato FIOM dello stabilimento FIAT di Mirafiori è stato licenziato per aver inviato con la mail aziendale, la vigilia del famoso referendum di Pomigliano, un comunicato dei lavoratori polacchi che invitano gli operai italiani a reagire e a lottare per la salvaguardia dei propri diritti.
Non basta, altri due delegati FIOM e un lavoratore sono stati sospesi e, probabilmente, verranno licenziati. Perchè? Per aver impedito, con uno sciopero, agli altri lavoratori di lavorare. La protesta era scoppiata dopo la richiesta FIAT di aumentare la produzione del 10% senza offrire nuove assunzioni e, tra l’altro, lasciando cassaintegrati diversi lavoratori.
Ora, da questi due fatti (presi come esempio, se ne potrebbero citare altri) appare evidente il nuovo carattere reazionario e autoritario della borghesia italiana. Sembra di tornare ai primi decenni del Novecento, i lavoratori sono ancora mezzi per accrescere la produzione, non uomini e, in quanto tali, non possono protestare e devono subire passivamente tutte le violenze ai loro diritti, ottenuti dopo anni di dure lotte. La sostanza è questa, checchè i potenti borghesi ne dicano. E, purtroppo, sembra che tutto questo avvenga.
Perchè? Perchè anni e anni di socialdemocrazia sembrano aver fatto sparire la coscienza di classe del proletariato, hanno diviso i lavoratori. La frammentazione continua grazie a quei Partiti di sinistra o pseudo-comunisti che solo a parole difendono i lavoratori e poi, nei fatti, voltano le spalle al proletariato e combuttano con la borghesia! Possiamo però assicurare che la coscienza di classe di tutti i lavoratori non è sparita, è solo addormentata e aspetta di svegliarsi e si sveglierà, basta solo che venga stuzzicata. È essenziale, di vitale importanza, per il futuro dell’Italia una nuova solidarietà, una nuova unità tra lavoratori per ripartire con una nuova e dura lotta che elimini definitivamente i problemi e le ambizioni di autorità della borghesia.
SUL CARATTERE DELLA NUOVA BORGHESIA E SULLA NECESSITÁ DI UNA NUOVA UNITÁ PROLETARIA
Verrebbe da chiedersi se, come accadde molti anni fa, la borghesia italiana, per sopravvivere alla crisi da essa stessa generata, si stia affidando a un nuovo autoritarismo fascisteggiante.
Verrebbe altresì da chiedersi quali Partiti si accorgono di ciò e tentano di reagire, ritrovando il contatto col proletariato, che troppo spesso difendono a parole ma non coi fatti, e lavorando per una nuova unità dei lavoratori.
Andiamo con ordine, esponiamo i fatti e, senza utilizzare retorica metafisica e filosofia spicciola, tanto cara ad alcuni “difensori” dei lavoratori, atteniamoci ad essi per una buona critica del sistema in cui ci troviamo, magari facendoci aiutare dalla Storia, poiché molte cose si possono meglio comprendere col suo ausilio. D’altronde, si sa, la borghesia, per mantenere il suo potere e la sua supremazia sul proletariato, si affidano a vecchie formule, anche se rivestite di una nuova “vernice”.
Giovedì otto luglio 2010 la polizia ha caricato e manganellato i lavoratori della Mangiarotti Nuclear di Milano.
A pochi passi dalla Prefettura il corteo è stato caricato dai poliziotti in tenuta antisommossa e cinque lavoratori sono rimasti feriti (uno, addirittura, è stato portato via in ambulanza).
Fonti della Questura giustificano il fatto come “azione di contenimento” (!), i manifestanti non si sarebbero fermati al punto prestabilito.
Secondo Rosario Schiettini, delegato FIOM nell'azienda “il percorso del corteo era stato autorizzato , ma all'imbocco di corso Monforte uno schieramento di forze dell'ordine ci ha impedito di arrivare fino al portone della prefettura. Sono partite le cariche e cinque operai sono stati colpiti dalle manganellate: uno di loro è stato portato via in ambulanza".
Oltre ai lavoratori della Mangiarotti hanno partecipato al corteo anche una delegazione dei lavoratori della Maflow di Trezzano sul Naviglio e alcuni esponenti dei centri sociali.
Ricordiamo che gli operai della Mangiarotti sono in presidio permanente dal dicembre scorso: vogliono solo tornare a lavorare. Hanno fatto causa all'impresa che li aveva messi ingiustamente in cassa integrazione straordinaria e l'hanno vinta, ma il lavoro non è tornato. Gli ultimi pezzi in produzione pare stiano per essere prelevati e portati in Friuli o direttamente in Francia, dal committente.
Non basta.
Il quattordici luglio si legge sui giornali che un lavoratore, delegato FIOM dello stabilimento FIAT di Mirafiori è stato licenziato per aver inviato con la mail aziendale, la vigilia del famoso referendum di Pomigliano, un comunicato dei lavoratori polacchi che invitano gli operai italiani a reagire e a lottare per la salvaguardia dei propri diritti.
Non basta, altri due delegati FIOM e un lavoratore sono stati sospesi e, probabilmente, verranno licenziati. Perchè? Per aver impedito, con uno sciopero, agli altri lavoratori di lavorare. La protesta era scoppiata dopo la richiesta FIAT di aumentare la produzione del 10% senza offrire nuove assunzioni e, tra l’altro, lasciando cassaintegrati diversi lavoratori.
Ora, da questi due fatti (presi come esempio, se ne potrebbero citare altri) appare evidente il nuovo carattere reazionario e autoritario della borghesia italiana. Sembra di tornare ai primi decenni del Novecento, i lavoratori sono ancora mezzi per accrescere la produzione, non uomini e, in quanto tali, non possono protestare e devono subire passivamente tutte le violenze ai loro diritti, ottenuti dopo anni di dure lotte. La sostanza è questa, checchè i potenti borghesi ne dicano. E, purtroppo, sembra che tutto questo avvenga.
Perchè? Perchè anni e anni di socialdemocrazia sembrano aver fatto sparire la coscienza di classe del proletariato, hanno diviso i lavoratori. La frammentazione continua grazie a quei Partiti di sinistra o pseudo-comunisti che solo a parole difendono i lavoratori e poi, nei fatti, voltano le spalle al proletariato e combuttano con la borghesia! Possiamo però assicurare che la coscienza di classe di tutti i lavoratori non è sparita, è solo addormentata e aspetta di svegliarsi e si sveglierà, basta solo che venga stuzzicata. È essenziale, di vitale importanza, per il futuro dell’Italia una nuova solidarietà, una nuova unità tra lavoratori per ripartire con una nuova e dura lotta che elimini definitivamente i problemi e le ambizioni di autorità della borghesia.
giovedì 18 marzo 2010
Notizie dall'Italia
Ma quante notizie oggi dall’Italia. Roba che se si approfondisse un po’ verrebbe fuori una trilogia degna di Tolkien. Andiamo con ordine.
1) Ieri un politico italiano, ora come ora mi sfugge il nome, ha dichiarato che occorre imporre forti sanzioni a chi infrange le norme contro la tortura. Pensiero giusto, direte voi. Pensiero ipocrita dico io. Non perché sia favorevole alla tortura, anzi. Dico così perché poche ore prima Amnesty ha pubblicamente condannato l’Italia per fabbricare, assieme alla Spagna, armi per torturare i prigionieri. Una sorta di taser evoluto. Sembra infatti che l’Italia produca delle manette che, applicate sul prigioniero, diano delle scariche che arrivano fino a 50000 volts. Il principio è lo stesso del taser, voltaggio elevato e amperaggio basso, in modo da non uccidere. Ricordiamo però che in certi casi, in presenza per esempio di patologie cardiache, bastano pochi milliampere per uccidere una persona. A voi la sentenza.
2) Seconda notizia. Il Ministro Tremonti è sceso in campo per difendere i successi nel campo della crisi del Governo Berlusconi. Il Ministro ha anche definito “apprendisti stregoni” gli italiani che negano gli indubbi successi del Governo. Peccato che, quasi contemporaneamente, a Bruxelles sia il Governatore della Banca d’Italia Draghi, sia il Direttore del Fondo Monetario Internazionale Strauss-Kahn hanno affermato che l’Italia ha una economia fragile, che senza riforme decenti si potrebbe precipitare verso “rivolte sociali” (e sarebbe anche ora di una buona Rivoluzione in Italia). Si rischia che quando il mondo si riprenderà l’economia del nostro paese rimanga ancora a terra. Si rischia di diventare una nuova Grecia. Anche qui a voi il giudizio sulla situazione attuale e, in più, sul sistema capitalista.
3) Terza e ultima notizia della nostra trilogia. Tra poche settimane, grazie alle fiducie imposte sulla finanziaria, diverrà esecutiva la legge sulla privatizzazione delle Forze Armate. Secondo questa legge, infatti, le spese della Difesa verranno privatizzate e controllate da un Consiglio di Amministrazione composto da persone scelte dal Ministro, senza interferenze del Parlamento. Le Camere non potranno nemmeno mettere becco nella spesa, tutto coperto dal segreto militare. Inoltre questo CdA avrà mano libera anche sulla costruzione di centrali energetiche di qualsiasi tipo nelle basi militari. Il Parlamento non si potrà opporre. Volete un reattore militare? Mettetelo in una base militare, tanto il segreto militare coprirà tutto. Da notare come solo un piccolo gruppo dell’opposizione protesti. Si sta procedendo a una privatizzazione dello Stato, a una facilitazione assurda del potere assoluto e nessuno dice niente. Passate parola.
1) Ieri un politico italiano, ora come ora mi sfugge il nome, ha dichiarato che occorre imporre forti sanzioni a chi infrange le norme contro la tortura. Pensiero giusto, direte voi. Pensiero ipocrita dico io. Non perché sia favorevole alla tortura, anzi. Dico così perché poche ore prima Amnesty ha pubblicamente condannato l’Italia per fabbricare, assieme alla Spagna, armi per torturare i prigionieri. Una sorta di taser evoluto. Sembra infatti che l’Italia produca delle manette che, applicate sul prigioniero, diano delle scariche che arrivano fino a 50000 volts. Il principio è lo stesso del taser, voltaggio elevato e amperaggio basso, in modo da non uccidere. Ricordiamo però che in certi casi, in presenza per esempio di patologie cardiache, bastano pochi milliampere per uccidere una persona. A voi la sentenza.
2) Seconda notizia. Il Ministro Tremonti è sceso in campo per difendere i successi nel campo della crisi del Governo Berlusconi. Il Ministro ha anche definito “apprendisti stregoni” gli italiani che negano gli indubbi successi del Governo. Peccato che, quasi contemporaneamente, a Bruxelles sia il Governatore della Banca d’Italia Draghi, sia il Direttore del Fondo Monetario Internazionale Strauss-Kahn hanno affermato che l’Italia ha una economia fragile, che senza riforme decenti si potrebbe precipitare verso “rivolte sociali” (e sarebbe anche ora di una buona Rivoluzione in Italia). Si rischia che quando il mondo si riprenderà l’economia del nostro paese rimanga ancora a terra. Si rischia di diventare una nuova Grecia. Anche qui a voi il giudizio sulla situazione attuale e, in più, sul sistema capitalista.
3) Terza e ultima notizia della nostra trilogia. Tra poche settimane, grazie alle fiducie imposte sulla finanziaria, diverrà esecutiva la legge sulla privatizzazione delle Forze Armate. Secondo questa legge, infatti, le spese della Difesa verranno privatizzate e controllate da un Consiglio di Amministrazione composto da persone scelte dal Ministro, senza interferenze del Parlamento. Le Camere non potranno nemmeno mettere becco nella spesa, tutto coperto dal segreto militare. Inoltre questo CdA avrà mano libera anche sulla costruzione di centrali energetiche di qualsiasi tipo nelle basi militari. Il Parlamento non si potrà opporre. Volete un reattore militare? Mettetelo in una base militare, tanto il segreto militare coprirà tutto. Da notare come solo un piccolo gruppo dell’opposizione protesti. Si sta procedendo a una privatizzazione dello Stato, a una facilitazione assurda del potere assoluto e nessuno dice niente. Passate parola.
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martedì 16 marzo 2010
Posada Carriles e gli Stati Uniti
Ecco il primo articolo promesso. Bene, assumiamo un tono più formale. Gli Stati Uniti ne hanno fatta un’altra. Si legge infatti sul Granma (ricordiamo che il Granma è il quotidiano del Partito Comunista Cubano, fonte essenziale assieme a Prensa Latina per un poco di controinformazione) che il processo contro Luis Posada Carriles è stato (di nuovo) sospeso. È bene ricordare chi è Posada Carriles. Ex torturatore della polizia politica venezuelana, venne incaricato dalla CIA di fare una serie di attentati dinamitardi contro la povera Cuba, la cui unica colpa era (ed è) quella di avere una forma di Governo non gradita agli USA. Bene, l’attentato più sanguinoso è stato quello contro un volo della Cubana de Aviaciòn nei cieli di Barbados nel 1976. Morirono 73 persone tra cui la squadra giovanile di scherma. In seguito Posada Carriles ammise tranquillamente la sua colpevolezza in una intervista di Alicia Herrera. Il suo complice, Orlando Bosch, aggiunse che nell’attentato era morto solo un “gruppo di negretti” dimostrando la sua bassezza morale. Orbene, da tempo Cuba e Venezuela chiedono che questo criminale venga processato e condannato, ma ciò non avviene…evidentemente è protetto da persone molto influenti. Ma si sa, i tribunali nordamericani sono troppo impegnati a condannare i Cinque Cubani, che, come già detto, sono innocenti. Ah, no, sono cubani e, in più, favorevoli al Governo castrista…e questo, negli USA, è un grave reato.
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venerdì 26 febbraio 2010
Alla faccia della laicità dello Stato!
Sembra che oggi succedano molte cose…torno a scrivere un altro articolo che vi indignerà, probabilmente. Altra informazione ovviamente taciuta da tutti. Nel Comune di Goito, Mantova, la giunta di centrodestra ha approvato un regolamento nel quale si impone per gli alunni della scuola materna pubblica l’obbligatorietà dell’indirizzo educativo cristiano. In pratica se non sei cristiano non vieni ammesso alla scuola materna PUBBLICA!!! Ci si chiede dove sia il rispetto della Costituzione…la laicità dello Stato dove è finita? Le scuole pubbliche sono diventate forse private cattoliche? Questa è una imposizione bella e buona del credo cattolico! Per quanto ancora dovremo vedere la Costituzione calpestata? Passate la notizia, amici…una cosa simile non deve essere tollerata! Vogliamo una scuola laica!
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Le mani del Governo sull'insegnamento delle foibe
Sul sito dell’ANPI, cui sono iscritto, è apparso il resoconto della riunione del Consiglio Nazionale dell’Associazione. Leggendo i punti all’ordine del giorno ho notato una cosa inquietante, non riportata dai mass-media. La Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità una risoluzione del PDL. Con essa il Governo si impegna a “incrementare le iniziative nelle scuole”, sulle vicende delle foibe e “a garantire che siano i testimoni di quelle vicende ad incontrare gli studenti (…). Il Governo dovrà vigilare in qualche modo su chi parlerà di foibe nelle scuole”.
Il Consiglio Nazionale dell’ANPI ha criticato profondamente questa risoluzione e anche io mi unisco alla critica. Non perché verranno insegnate le foibe, cosa sacrosanta, giustissima, ma perché il Governo vigilerà sui testimoni. Per una corretta istruzione sull’argomento bisogna far capire perché si ebbe una esplosione d’ira che portò alla tragedia delle foibe. Bisogna dire che nel 1941 l’Italia fascista, conquistata la Jugoslavia, creò dei campi di concentramento, attuò una snazionalizzazione per cancellare l’identità linguistico-culturale di sloveni e croati. È inammissibile che il Governo, espressione di una maggioranza politica, controlli i testimoni che parleranno sull’argomento. Bisogna garantire, come sancito dalla Costituzione, la libertà di insegnamento. Su un argomento delicato come le foibe devono essere esplorate tutte le sfaccettature, cause e conseguenze comprese. Un controllo politico è inammissibile.
Il Consiglio Nazionale dell’ANPI ha criticato profondamente questa risoluzione e anche io mi unisco alla critica. Non perché verranno insegnate le foibe, cosa sacrosanta, giustissima, ma perché il Governo vigilerà sui testimoni. Per una corretta istruzione sull’argomento bisogna far capire perché si ebbe una esplosione d’ira che portò alla tragedia delle foibe. Bisogna dire che nel 1941 l’Italia fascista, conquistata la Jugoslavia, creò dei campi di concentramento, attuò una snazionalizzazione per cancellare l’identità linguistico-culturale di sloveni e croati. È inammissibile che il Governo, espressione di una maggioranza politica, controlli i testimoni che parleranno sull’argomento. Bisogna garantire, come sancito dalla Costituzione, la libertà di insegnamento. Su un argomento delicato come le foibe devono essere esplorate tutte le sfaccettature, cause e conseguenze comprese. Un controllo politico è inammissibile.
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