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sabato 22 maggio 2010

Contro la deriva fascista

Anzitutto penso di dovere delle scuse ai miei lettori per la lunga assenza, ma il computer è rotto e non vuol saperne di ripartire, vi sto scrivendo da un computerino scasso, ma che resiste. Detto questo partiamo con l’articolo.
In Italia e soprattutto nella mia regione, la Lombardia, si sta assistendo a una pericolosa deriva fascista, cui bisogna porre un freno prima che sia troppo tardi. Parlerò solo della situazione milanese poiché a me più vicina.
Per oggi, sabato 22 Maggio, era stato programmato un corteo nazionale di Forza Nuova, poi trasformato in un incontro all’interno della sede di Milano su ordine del Prefetto. Come ospite della manifestazione una delegazione del gruppo di estrema destra “Jobbik” (gruppo ungherese). Per il 29 Maggio, invece, è previsto un meeting musicale per il ventesimo anniversario della nascita della setta neonazista “Hammerskins”, fondata a Dallas da membri fuoriusciti del Ku Klux Klan.
Questi due appuntamenti sembrano il culmine di una serie di manifestazioni iniziate il 23 Marzo con una commemorazione al cimitero Monumentale (presenti anche ex SS italiane) per la fondazione dei Fasci di combattimento, cui hanno fatto seguito:
- messa in onore di Mussolini
- corteo in ricordo di Sergio Ramelli (rammento anche una spassionata lettera di un esponente del PDL lodigiano in ricordo del “martire” fascista)
- corteo in ricordo di Enrico Pedenovi e Carlo Borsani (firmatario del “Manifesto sulla razza”)
- concerto di “Skoll” e successivo torneo di calcetto al Lido tra squadre fasciste (Hammerskins, Casa Pound, Forza Nuova…) il tutto sponsorizzato dal consiglio di zona 3, Provincia e Comune di Milano.
Non parlerò delle infiltrazioni di noti fascisti nelle alte sfere del PDL e della Lega Nord locali.
Questo è quanto (per ora)…non posso far altro che rinnovare il mio appello: lottiamo contro il fascismo!

giovedì 25 febbraio 2010

Al Dievel

Secondo articolo che parla di eroi partigiani spesso taciuti dai media. Stavolta parleremo di Germano Nicolini, Comandante Diavolo…o più semplicemente “al Dievel”.
Germano Nicolini è nato a Fabbrico nel 1919, figlio di una famiglia contadina. Durante la Liberazione, col nome di Comandante Diavolo, diventa comandante della 77a Brigata Manfredi (SAP). Si distingue per l’equilibrio e la difesa di prigionieri fascisti, evitando episodi di giustizia sommaria.
Finita la guerra si presenta alle elezioni per il Partito Comunista Italiano e viene eletto sindaco di Correggio. Il 18 Giugno 1946 viene ucciso il parroco di Correggio, don Umberto Pessina e Nicolini, assieme a Ello Ferretti e Antonio Prodi è accusato dell’assassinio. I veri colpevoli confessano ma vengono accusati di autocalunnia. Il testimone chiave ha ammesso di aver confessato dopo essere stato torturato dagli uomini del capitano Pasquale Vesce che, per la solerzia con cui ha risolto il caso, ha ottenuto la commenda pontificia dell'Ordine di San Silvestro Papa e fu promosso generale.
Condannato a 22 anni il Comandante Diavolo ne sconta solo 10 grazie alla riapertura del caso, nel 1990, su invito dell’onorevole Otello Montanari. I veri assassini rimasero liberi e, in rispetto all’amnistia del 1953 per i delitti politici commessi entro il 18 Giugno 1948, vennero prosciolti nel 1993, mentre Nicolini e gli altri due arrestati vennero definitivamente assolti per non aver commesso il fatto soltanto nel 1994.
Un altro eroe italiano di cui nessuno parla ma a cui tutti devono molto. A differenza dei Sette Fratelli Cervi non è stato vittima dei fascisti, ma della società malata del dopoguerra. Teniamo alta la memoria e l’onore del Comandante Diavolo!

mercoledì 24 febbraio 2010

I Sette Fratelli


C’erano una volta sette fratelli, contadini, figli di Alcide. Erano i sette fratelli Cervi dei Campi Rossi, Gattatico. Sì, sono i sette fratelli uccisi barbaramente dai fascisti, per ordine di Enzo Savorgnan, membro del P.N.F., prefetto di Reggio Emilia e, guarda caso, medaglia d’argento al Valor Militare.
La famiglia Cervi, da sempre democratica e antifascista, prese parte attiva durante la Resistenza, la loro cascina divenne porto sicuro per partigiani e antifascisti, ospitarono anche due soldato dell’Armata Rossa feriti.
Nella notte tra il 24 e il 25 Novembre 1943 i barbari, durante un rastrellamento, arrestarono i sette fratelli e li portarono a Reggio Emilia. Qui, nel poligono di tiro, vennero fucilati. Alcide, loro padre, riuscì a dare una degna sepoltura ai figli solo nel 1945.
Per il suo impegno partigiano gli venne data una medaglia d’oro dello scultore Mazzacurati. La medaglia raffigurava, da un lato, l’effige di Alcide e, dall’altro, una quercia con sette rami spezzati in cui compaiono le sette stelle dell’orsa.
Con questo articolo voglio innalzare un grido: non dimentichiamo il sacrificio dei Sette Fratelli! Teniamo viva la loro memoria!
"E terra e acqua e vento,
non c’era tempo per la paura
nati sotto la stella quella più bella della pianura,
avevano una falce
e mani grandi da contadini
e prima di dormire
un padre nostro
come da bambini.
Sette figlioli sette
di pane e miele
a chi li do
sette come le note
una canzone gli canterò.
E pioggia e neve e gelo
e fola e fuoco insieme al vino
e vanno via i pensieri,
insieme al fumo su per il camino.
Avevano un granaio,
e il passo a tempo di chi sa ballare
di chi per la vita
prende il suo amore
e lo sa portare.
Sette fratelli sette
di pane in miele,
a chi li do non li darò alla guerra
all’uomo nero non li darò.
Nuvola lampo e tuono,
non c’è perdono per quella notte
che gli squadristi vennero
e via li portarono coi calci e le botte.
Avevano un saluto,
e degli abbracci quello più forte
avevano lo sguardo
quello di chi va incontro alla sorte.
Sette figlioli sette,
sette fratelli
a chi li do
ci disse la pianura
questi miei figli
mai li scorderò.
Sette uomini sette
sette ferite
e sette solchi
ci disse la pianura
i figli di Alcide
non sono mai morti.
In quella pianura,
da Valle Re ai Campi Rossi
noi ci passammo un giorno
e in mezzo alla nebbia
ci scoprimmo commossi."
(Testo della canzone "La Pianura dei Sette Fratelli", The Gang)

mercoledì 27 gennaio 2010

Breve riflessione

Alla fine ho preso una decisione importante: mi sono tesserato all’ANPI.
Da molto desideravo farlo, ma non ne ho mai avuto l’occasione…ora finalmente sono riuscito ad avere la tessera.
Tralasciando le simpatie politiche, la motivazione che più mi ha spinto è quella di tenere viva la memoria, ricordare a tutti la Liberazione, i partigiani, ciò che è stato e che non dovrà più essere.
Presto o tardi chi ha vissuto direttamente queste esperienze non ci sarà più, chi terrà viva la memoria, soprattutto visto il revisionismo serpeggiante? Amici miei, se non ci muoviamo noi giovani la situazione presto sarà davvero grigia…dobbiamo assumere l’onere di mantenere viva la memoria, non dimenticare e non far dimenticare. Spero che anche voi vi unirete a questa lotta.